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Decalogo di Jan Svankmajer, 1999

1. Tieni ben presente che la poesia è una sola. L'antitesi della poesia è la specializzazione professionale. Prima di cominciare a girare un film, mettiti a scrivere dei versi, dipingi un quadro, fai un collage, scrivi un romanzo, un saggio. Perché solo coltivando l'universalità dell'espressione potrai essere sicuro di girare un buon film.

2. Abbandonati interamente alle tue ossessioni. Tanto non hai certo nulla di meglio. Le ossessioni sono relitti d'infanzia. Ed è proprio dalla profondità dell'infanzia che hanno origine i tesori maggiori. Occorre tenere sempre le porte aperte in quella direzione. Non si tratta di ricordi, ma di sensazioni. Non si tratta di coscienza, ma d’inconscio. Lascia che questo fiume sotterraneo scorra liberamente dentro di te. Concentratici sopra, ma al tempo stesso rilassati al massimo. Quando giri un film, devi rimanerci dentro 24 ore su 24. Poi tutte le tue ossessioni, la tua infanzia, si trasferiranno nel film senza che tu neanche ne abbia coscienza. E il tuo film si trasformerà in un trionfo dell'infantilismo. E proprio di questo si tratta.

3. Usa l'animazione come fosse un'operazione magica. Animare non significa far muovere cose inanimate, ma infondere loro la vita. O meglio ancora: risvegliarle alla vita. Prima di infondere la vita in qualche oggetto del film, prova a comprenderlo. A comprendere non la sua funzione utilitaristica, ma la sua vita interiore. Gli oggetti, soprattutto quelli vecchi, sono stati testimoni di azioni diverse e di destini diversi che si sono impressi su di loro. Sono stati toccati da persone nelle più diverse situazioni, in preda ad emozioni diverse e che hanno impresso su di loro i propri stati psichici. Se vuoi rendere visibili attraverso la cinepresa questi loro contenuti nascosti, devi stare ad ascoltarli, talvolta anche per diversi anni. Devi prima diventare un collezionista e solo più tardi un cineasta. Il processo di infondere la vita con l'animazione deve avvenire in modo del tutto naturale. Deve partire dagli oggetti non dalla tua volontà. Non usare mai violenza sugli oggetti! Non raccontare le tue storie con l'aiuto degli oggetti, ma le storie loro.

4. Trasferisciti continuamente dal sogno alla realtà e viceversa. Non esistono passaggi logici di alcun genere. Tra il sogno e la realtà c'è un'unica e sola operazione fisica: sollevare o abbassare le palpebre. Nel sogno ad occhi aperti si elimina poi anche questo.

5. Se devi decidere a cosa dare la precedenza, se allo sguardo dell'occhio o al vissuto del corpo, da' sempre precedenza al corpo perché il tatto è un senso più antico rispetto alla vista e l'esperienza acquisita attraverso il tatto è di gran lunga più importante. Inoltre, nell'attuale civiltà audiovisivica, l'occhio è alquanto stanco e "corrotto". L'esperienza del corpo è più autentica, non ancora gravata dall'estetizzazione. Il punto di fuga che ovviamente non deve mai perdere la vista è la sinestesia.

6. Quanto più t’inoltri in un'azione fantastica, tanto più devi essere realista nei dettagli. Qui è necessario rifarsi interamente all'esperienza del sogno. Non aver paura della "noiosa descrittività", dell'ossessione pedante del "dettaglio inutile", del documentarismo, se vuoi davvero convincere lo spettatore che tutto ciò che vede nel film lo riguarda realmente, che non si tratta cioè di qualcosa che sta al di fuori del suo mondo, ma - al contrario - di qualcosa in cui lui è immerso fino al collo senza neanche rendersene conto. Ed è proprio di questo che tu, con l'aiuto di tutti i trucchi cinematografici che sai padroneggiare, devi convincerlo.

7. L'immaginazione è sovversiva perché oppone ciò che è possibile a ciò che è reale. Per questo tu usa sempre l'immaginazione più sfrenata. L'immaginazione è il dono più grande che l'umanità abbia ricevuto. E' l'immaginazione che rende l'uomo umano non certo il lavoro. L'immaginazione, l'immaginazione, l'immaginazione...

8. Scegli per principio temi verso i quali hai un rapporto ambivalente. Tale ambivalenza deve essere sufficientemente forte (profonda), incontrovertibile, in modo che tu possa camminare sul filo della sua lama senza né cadere da un lato né da un altro o - al contrario - da entrambi i lati contemporaneamente. Solo così eviterai il maggiore degli sbagli: un film a tesi.

9. Coltiva la tua creazione come strumento di autoterapia. Tale atteggiamento antiestetico avvicina infatti la creazione artistica alle porte della libertà. Se la creazione artistica ha un qualche senso, allora è essenzialmente di liberarci. Nessun film (quadro, poesia) può liberare l'osservatore se prima non procura un analogo sollievo all'autore stesso. Tutto il resto è una pura questione di "generica soggettività". La creazione artistica come liberazione permanente.

10. Da’ sempre precedenza alla creazione, alla continuità del modello interiore o dell'automatismo psichico rispetto alla semplice idea. Un'idea – fosse anche la migliore - non può costituire un motivo sufficiente per mettersi a sedere dietro la cinepresa. Creare non significa brancolare da un'idea all'altra. L'idea trova il suo giusto posto nella creazione artistica solo nel momento in cui il tema che vuoi esprimere è stato vissuto da te pienamente. Soltanto dopo arrivano le idee giuste. L'idea è solo una delle componenti del processo creativo, non certo l'impulso che gli dà l'avvio. Non lavorare mai, improvvisa sempre. La sceneggiatura è importante per il produttore non certo per te. È solo un documento non impegnativo al quale ricorrere soltanto nei momenti in cui l'ispirazione fa cilecca. Se ti accade per più di tre volte durante le riprese del film, allora si tratta di un segnale: o stai lavorando al film "sbagliato" oppure hai finito.