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“The artist’s life cannot be otherwise than full of conflicts, for two forces are at war within him on thè one hand thè common human longing for happiness, satisfaction and security in life, and on thè other a ruthless passion for creation which may go so far as to override every personal desire. The lives ofartists are as a rule so highlyunsatis factory, not to say tragic, because oftheir inferiority on thè human and personal side, and not because ofa sinister dispensation.

There are hardly any exceptions to thè rule that a person must pay dearly for thè divine gift ofthe creative fire. lt is as though each ofus were endowea at birth with a certain editai of energy. The strongest force in our make-up will seize and all but monopolize this energy, leaving so little over that nothing ofvalue can come of it. In this way thè creative force can drain thè human impulses to such a degree that thè personal ego must develop all sorts of bad qualities — mthlessness, sel&shness, and vanity (so-called “auto-eroticism”) and even eveiy kind ofvice, in orderto maintain thè spark of life and to keep itself from being wholly Dereft.

How can we doubt that it is his art that ejmlains thè artist, and not thè insufficiencies and conflicts ofhis personal life?These are nomine; but thè regrettable results ofthe fact that he is an artist, that is to say, a man who from his veiy birth has been called to a greater task than thè ordinary mortai. A special ability means a heavy expenditure of energy in a particular direction, with a consequent drain from some other side of life.”



Carl Gustav Jung



...Perché noi ci siamo buttati in un’avventura che ci porta a scoprire i nostri limiti. Per lavorare, per studiare, dobbiamo scoprire i nostri limiti culturali e di sensibilità. Dobbiamo scoprire i nostri limiti inventivi, la nostra difficoltà di crederci artisti. Una volta messi di fronte a tutta questa complessità, bisogna cominciare con pazienza e indirizzare il lavoro. [...] Qualsiasi cosa facciate, che ne so, piantare un chiodo, imparare a piantarlo benissimo, nel miglior modo possibile, ma non perché poi diventerete degli specialisti... dei pianta-chiodi, ma semplicemente perché attraverso lo strumento voi individuerete la qualità. Nel contempo, però, dovete mantenere la vostra innocenza in relazione alle cose esterne. In ogni cosa che facciate, in ogni cosa che leggiate, in ogni cosa che pensiate, in ogni cosa a cui vi applichiate, dovete usare la cura, l’attenzione, la finezza, la profondità con cui un qualsiasi pittore che vedete in un museo e che ammirate si è applicato a fare quel piedino, quella foglia. La stessa cura con cui un filosofo si è applicato a discutere su quell’argomento fin proprio a trovare il punto limite della sua coscienza...

Luciano Fabro, da "Arte torna arte", Einaudi, 1999



Luciano Fabro, In cubo, 1966




 

 


...Dunque: il guardare-attraverso - che dipende dalla fondamentale costituzione interrogativa del pensiero e che ha nell’estetica una manifestazione non sempre del tutto esplicita, ma forse ancora più esemplare - non è un esclusivo guardare-attraverso nostro, destinato a fare giustizia degli infiniti fraintendimenti dell’estetica storica, ma è lo stesso guardare-attraverso che caratterizza il pensiero in generale...

Emilio Garroni, Estetica. Uno sguardo-attraverso (1992)





...io in vita mia non ho mai letto un solo libro da cima a fondo, il mio modo di leggere è quello di uno sfogliatore di grande talento, cioè di un uomo che preferisce sfogliare piuttosto che leggere, e che perciò sfoglia dozzine, qualche volta centinaia di pagine, prima di leggerne una; ma quando quest'uomo legge una pagina, la legge con una profondità ineguagliabile e con la più intensa passione per la lettura che si possa immaginare. Lei deve sapere che io, più che un lettore, sono uno sfogliatore, che amo lo sfogliare non meno del leggere, che nella mia vita ho sfogliato milioni di pagine in più di quante ne abbia lette, ma che sfogliando ho sempre provato una gioia e un piacere intellettuale pari, se non superiori, a quelli che ho provato leggendo. E' senz'altro meglio, di un libro di quattrocento pagine, leggere solamente tre pagine, ma leggerle in profondità, mille volte più in profondità di come le legge il lettore normale, che legge tutto, ma neanche una pagina, diceva, la legge in profondità...

da:  Thomas Bernhard: Antichi maestri (1985)



...Enunciamo quindi la tesi: la semplice linea e la sua evoluzione in conformità a leggi puramente geometriche dovevano offrire all’uomo, travagliato dall’oscurità e dalla confusione dei fenomeni, la massima felicità possibile. Estinto l’ultimo residuo di nesso con la vita, e di dipendenza da essa, si realizza qui la suprema forma assoluta, l’astrazione più pura; qui è legge, qui è necessità, mentre altrove regna ovunque l’arbitrio dell’organico. Ma nessun oggetto della natura serve da modello a tale astrazione. [...] ...Ricapitoliamo: l’impulso artistico originario non ha nulla a che spartire con la riproduzione della natura. Esso mira alla pura astrazione quale unica possibilità di riposo nella confusione e nell’oscurità dell’immagine del mondo, e crea da sé con necessità istintiva l’astrazione geometrica. Per l’uomo essa rappresenta l’espressione perfetta, e l’unica che egli possa concepire, di emancipazione da ogni casualità e caducità delle cose mondane. In un secondo tempo però l’uomo avverte l’impulso di strappare anche l’oggetto singolo dal mondo esterno, che desta in lui interesse vivissimo, dall’oscura e confusa connessione con il mondo esterno, e quindi dal corso degli eventi; egli aspira ad avvicinarlo, riproducendolo, alla sua individualità materiale, a purificarlo di quanto ha in sé di vita e di temporalità, a renderlo il più indipendente possibile sia dal circostante mondo esterno sia dal soggetto-spettatore, che nell’oggetto non vuole godere di qualcosa di vivo e affine, ma di quella necessità e conformità a leggi che gli consentono di evadere dal suo legame con la vita, e di quell’astrazione cui ha sempre aspirato e che sola gli è accessibile...



da: Wilhelm Worringer, Astrazione e empatia, 1907


 






Pablo Picasso, 1923: «L'arte non si evolve da sé; cambiano le idee della gente, e con loro il mezzo di espressione» 

Georges Braque, 1917: «Non vi è altra certezza che quella della mente che concepisce» 

Guillaume Apollinaire, 1912: «Il cubismo differisce dalle vecchie scuole della pittura in quanto tende ad un’arte non di imitazione, ma di concezione» 









Michelangelo Pistoletto, Scala doppia appoggiata al muro (I plexiglass), 1964

 






Mario Merz : dalla rivista "Data"

 






...un libro senza figura e senza dialoghi a cosa potrebbe servire, se non alla propria inesistenza, dato che non si trova altro in nessunissimo libro che non sia appunto dialogo, o figura, o entrambe le cose, sebbene tutt'altro vi si legga o dichiari...

Riccardo Cavallo


 



atlante inverso - abolizione storica di colui che guarda

Riccardo Cavallo

 


...Siccome si parlava che tutti sono artisti e alcuni non lo sono per delle circostanze, il problema secondo me è di mostrare che l’arte è un fatto simbolico, che, in una società in cui tutti vengono inquadrati, da sempre, per le necessità della vita, vengono inquadrati in delle produttività, in delle cose socialmente utili, l’artista fa un prodotto che è simbolico di un’altra condizione dell'uomo...

Carla Lonzi, da "Autoritratto"




...Per far risorgere il vivo, occorre che il morto muoia. Il simbolismo della morte, in generale, è riconducibile a quello stesso [...] del «sonno», e siccome questo ha per senso lo stato della coscienza comune che ha base nel corpo, sembrerebbe affermarsi l’idea - più soteriologico-religiosa che iniziatica - del corpo quale male, caduta e negazione dello spirito. A dir il vero, accenni in tal senso non mancano. Nello stesso Corpus Hermeticum - per cominciare da esso - il corpo è detto fardello e prigione. Da esso, ogni anima è appesantita e incatenata: «pur sotto questo involucro, essa lotta e pensa - ma non sono i pensieri che essa avrebbe se fosse slacciata dal corpo»; invece delle «energie», essa conosce solo le sensazioni e le passioni che ne procedono attraverso il corpo. Per cui, come condizione antecedente al conseguimento dell’illuminazione, della gnosi, si indica l’odio pel corpo e si dice: «Anzitutto devi strappare questa veste che porti, questa veste d’ignoranza, principio d’ogni male, catena di corruzione, viluppo tenebroso, morte vivente, cadavere sensibile, tomba che trascini con te, ladro nella tua stessa dimora che attraverso ciò che ama ti odia, che attraverso ciò che odia ti usa malizia». Qui, in ogni caso, i simboli di «veste», «tomba», «morte» «oscurità» («ombra») sono dati apertamente proprio nel senso che bisogna attribuirvi quando appaiono negli enigmi della letteratura tecnica alchemica...

Julius Evola da "La tradizione ermetica"






Jannis Kounellis, Da inventare sul posto, 1972 - dalla rivista "Data" n. 5/6




 



quando dico che non sono istruito né sono un intellettuale, intendo una cosa molto semplice, e cioè che non ho nessun sapere «di riserva», e tutto quello che imparo, lo imparo per uno scopo, e quando lo scopo è raggiunto, lo dimentico, in modo che sono costretto a ricominciare da capo, salvo qualche caso molto raro, perché ad esempio Spinoza è nel mio cuore, non lo dimentico, è il mio cuore non è la testa.

Gilles Deleuze, Abecedario, alla voce "«C» comme culture”








...Scegliere per tempo i proprio maestri (il fiuto dev'essere innato) - purché siano pochi. Stringerli, spremerli, sviscerarli, tormentarli, sminuzzarli e rimetterli assieme, senza subire la lusinga della polimatia. Minatore fedele alla sua caverna: è la faccia oscura del filosofo. Schopenhauer ha conosciuto questa ricetta: Nietzsche no, ma ha saputo scavare Schopenhauer...


Giorgio Colli, Dopo Nietzsche




 





...Per gli enunciati come per i desideri, il problema non è mai ridurre l'inconscio, interpretarlo, né farlo significare in base a u albero. Il problema è produrre dell'inconscio e, con esso, nuovi enunciati, nuovi desideri: il rizoma è questa produzione d'inconscio...

Gilles Deleuze - Félix Guattari : Rizoma 

 





Necessità della logomachia. Vale a dire al di là della rassicurante educazione di una lingua colta, la guerra con le parole, la distruzione perforante e forsennata del linguaggio civile regnante sui suoi soggettili. La conflagrazione delle parole, contro le parole: i guardiani della lingua vi denunceranno una logomachia; esigeranno che il discorso si conformi alla pedagogia e alla filosofìa, se non alla dialettica. Ma la logomachia mira a riprendere loro il respiro, è una guerra di riconquista. Il motivo della restituzione, che compare almeno due volte in questo stesso passaggio, non ha per forza il senso rassicurante che gli si potrebbe trovare: ricostituzione di un passato, ricostruzione o reintegrazione di un corpo, ri-erezione, resurrezione, ecc. «La ricerca di un mondo perduto» non corre dietro a un passato umano, un’età dell’oro che, fosse anche nella sua dimensione mitica, avrebbe avuto una qualche forma di presenza passata. I «disegni maldestri... e così destri, che dicono merda a questo mondo», non gli contrappongono un «mondo perduto» verso il quale bisognerebbe tornare attraversando il velo o la tela. La restituzione non ha mai semplicemente la forma del ritorno, della reintegrazione, della resurrezione. Innanzi tutto il disegno non restituisce qualcosa, ma l’aver-avuto-luogo di una foratura («là dove il disegno / punto per punto / non è altro che la restituzione di una foratura» ... «il tentativo del limitare di un infinito sfondato [percé]»). E lo sfondamento (percée), ciò che scopre (perce à jour) anche questo squarcio, promette meno la riappropriazione di un oggetto perduto nel passato che una nuova nascita a venire. Ri-nascita, senza dubbio, ma allora sarà nato a forza di perforazioni ciò che sarà stato forzatamente innato, vale a dire senza passato. E dunque, al di là di questa stessa grammatica - la grammatica è sempre l’ordine delle parole soggettilate (subjectilés) -, senza futuro anteriore. Almeno se si intendono sotto queste parole delle modifiche del presente (presente passato, presente futuro anteriore), vale a dire dell’oggetto, del soggetto e del soggettile, della presentazione e della rappresentazione.

da: Jacques Derrida, Forsennare il soggettile



 








 








 




UGO CARREGA

10 PROPOSIZIONI PER LA POESIA MATERICA

Intervento alla Biennale di Poesia di Knokke le Zoute, 1968.

1 tutto è linguaggio

2 non vedo quindi perché la poesia debba continuare a servirsi soltanto di parole

3 i miei sensi rifiutano una teoria che non è operativa.

4 scrivo quel che penso nel momento in cui lo scrivo e lo penso

5 abbiamo bisogno di un'arte come scienza dell'arte

6 quel che scrivo deve presentare come lo scrivo

7 un sasso è una parola

8 un segno su di una pagina è un sasso grafico

9 non posso scrivere nulla su quello che faccio in quanto lo faccio

10 il linguaggio è tutto

da Marisa Dalai Emiliani, Ricerche visuali dopo il 1945. Documenti e testimonianze, Milano, Unicopli, 1978






Suzanne Valadon, Ritratto della nipote

 








 






Kenneth Clark, Il paesaggio nell'arte, 1962
 






Giorgio Colli : da ''La sapienza greca'', 1977


 







Luigi Carluccio, Le muse inquietanti, Catalogo mostra, Galleria d'arte moderna di Torino, 1967







William Burroughs : Alien Mucus Machine

 







Martino Oberto (OM), Je ne sais pas encore / In AA. VV. - Scrittura visuale in Italia 1912-1972

 




cilestrine e barocche si tengon paturnie e apocalissi. da dietro spiegano tutto si fannno pagare molto. lette innumerevoli volte le stoffe la lama che non entra e non taglia e non strappa. insondabili i troiani mentre priamo, sopraffatto dalla maestà dei fatti, tergiversa. voyeurismo della spada un tanto al trancio agamennone e criseide appoggiati là se le promettono, di lì a breve un epilogo stupefacente. a quel punto la struttura di scontro prenderà sviluppo, da lì colori in parole impercettibili, proprio, gli arti avvertiti da sostanze piacevoli d'un tepore esteso nel cerchio screziato di piccoli assestamenti. federico avverte un indolenzimento alle gambe, dice, ricorda che le attualità hanno un peso inversamente proporzionale alla resistenza dei muscoli lassi ancorché oblunghi, si convince: la fa ballare sulle ginocchia provocandole lievi sobbalzi 

script della sepoltura (etichetta: transcriptiones). al risveglio compiuti primi viaggi guardato un posto dove s’è già stati, manifestati attraverso cifre eternità settimane intere

esercizi di meditazione a dronero. tutto tagliato bene e invisibile nel rovescio di scena: tremano veli tremano braccia, meccanismi, veicoli interdimensionali azionati d’incanto - eschilo sul sei orizzontale, seminati grumi a parte “das ist das ende das ist motore di trasgressioni, cercato un verbo uso mano, tornanti alchemiche dell’oro, suggestioni estensive della fonazione (urla) “damigella da svestizione oscilla sul sesso stilla sehr gut sui quaderni, sul piano, sul pregiato volumetto in vellutina

riccardo cavallo - rrkwr : t.a.g.








rrkwr : da recognitiones.blogspot.com




 





Riccardo Cavallo : da recognitiones.blogspot.com / transcriptiones / Gilles Deleuze

non è in nome di un mondo migliore o più vero che il pensiero coglie l'intollerabile di questo mondo, al contrario il pensiero non può pensare un mondo né pensare sé stesso proprio perché questo mondo è intollerabile. L'intollerabile non è più una grande ingiustizia, ma è lo stato permanente di una banalità quotidiana - scritto da uno che torna subito


 







Araki low res / da scansioni di ritagli di Riccardo Cavallo


 




nomi di vampiri, pirata, hobbit, elfica, fata, postnichilista vie da davanti dietro twam eva sarvam uno stato di felicità in tutto lo spazio non può avere fine o fini supereroe, smurf, porno, elf, goth, prigione, jedi, gotico, ghetto, nana, spogliarellista, drago, rap, mafia, cinese, anime, elfica, dei nani, degli orchi, viking, nome giapponese, nome di fantasia, anime, dnd, world of warcraft, guild wars, magnaccia, rinkworks, gnome, dungeons and dragons, clan, guidata, cyborg, gilda, eroe, recupero del testo discontinuo in frattaliche pseudo temporalità istantiformi dentro le biblioteche febbricitanti del corpo, più carattere nome generatori. allora, recitiamo insieme ma tu sostituisci maria col punto g: tornata a destinazione glorificata per sempre in scatole taoiste a ceva e dintorni messaggerie morgane epistolografia come teletrasmessa da protonarrazioni cassandra le scafandra letture di joyce a k nell'attesa che passi la bufera imboscati lì sono qua dove c'è scritto sono qua feuilleton altrastoria a zero pagina uno depresso ma tranquillo was heisst denken









- Durante i giorni in cui non vi ho visto, - disse - ho letto molto, e soprattutto un romanzo cinese che mi occupa tuttore e che mi sembra eccellente. - Un romanzo cinese? - feci io, - deve essere ben strano. - Non quanto si sarebbe tentati di crederlo, rispose Goethe. - Questi uomini pensano e sentono a un dipresso come noi, e ci si accorge ben presto che siamo molto simili a loro...
- ... Ma, - dissi io, - forse questo romanzo cinese è uno dei più eccezionali? - Niente affatto, - disse Goethe, - i Cinesi ne hanno migliaia dello stesso genere, e ne avevano perfino quanto i nostri antenati vivevano ancora nei boschi.

Conversazioni di goethe con Eckermann, mercoledì 31 gennaio 1827



 








 






catalogo pinacoteca sabauda (estratti) : il.paesaggio

 










 






rrkwr : dlz(catessen) : ex inscriptiones.tumblr.com

 






rrkwr : the exercise pen : ex inscriptiones.tumblr.com

 






riccardo cavallo ex inscriptiones

 






riccardo cavallo ex inscriptiones-tumblr


 






riccardo cavallo ex inscriptiones-tumblr

 


energie spese fuggendo soprattutto gli occhi. una specie di voto stampato incollato sulla colonnina vicino al santo. via a onde a incensi. accostato il letto 2) il giglio da distratta

il caso mente





 recognitiones da rkwz : festival del primo romanzo : veloce esaudimento della stanza romantica









 

Bruce Nauman : Making Faces, 1968








...in illo tempore figure o personificazioni da scaltrito bestiario tra regali avvelenati e animali serpenteschi, tra impavidi sotterfugi, un mondo alla rovescia o un fiacco trompe-l’oeil, un universo di racconti in falsa prospettiva o in cerca di inquietante innocenza, paseabase el rey moro, la pietra filosofale e l’albero dei desideri si schiantarono i desideri delle creature rivelando il simulacro dei vittoriosi, come un incantatore di serpenti che spira dopo aver consacrato un pilastro o recide questo insopportabile fluire con la spada ben temprata del distacco, il presunto sovrano trascina la badessa nel sotterraneo labirintico della sola interrogazione possibile, la stranezza dell’esistenza in improbabile equilibrio al di sopra di un tutto sicuramente maggiore della parte ma sempre più simile al niente, forse un’idra riciclata da una confraternita di gnostici che esaltavano la provvidenziale rapidità dell’addomesticamento e la brutalità dello spirito mercatale, o una creatura in fuga da un trittico di bosch, il soggiorno quaggiù un fatto illusorio, una spossante accumulazione di immagini che derivano forse da viaggi errati sprovvisti di tranquille sicurezze o ancoraggi stabili e sicuri quali certi regni e i loro riferimenti più noti o altre pessime metafore, un problema di governance o un’assimilazione sbagliata dell’aufklärung, lune che irradiano in cima a singolari alberi dalle radici aeree o vigorosi rami di cactus, neanche il tempo di posare le zampe a terra, meno fustigante perdere la testa e non retrocedere di fronte a morte e guerra dissetandosi da fiori e ruscelli. invisibile pesante intervento da un tempo dimenticato...





Ditlinde Persefone Mendez : da "In case of loss"