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Necessità della logomachia. Vale a dire al di là della rassicurante educazione di una lingua colta, la guerra con le parole, la distruzione perforante e forsennata del linguaggio civile regnante sui suoi soggettili. La conflagrazione delle parole, contro le parole: i guardiani della lingua vi denunceranno una logomachia; esigeranno che il discorso si conformi alla pedagogia e alla filosofìa, se non alla dialettica. Ma la logomachia mira a riprendere loro il respiro, è una guerra di riconquista. Il motivo della restituzione, che compare almeno due volte in questo stesso passaggio, non ha per forza il senso rassicurante che gli si potrebbe trovare: ricostituzione di un passato, ricostruzione o reintegrazione di un corpo, ri-erezione, resurrezione, ecc. «La ricerca di un mondo perduto» non corre dietro a un passato umano, un’età dell’oro che, fosse anche nella sua dimensione mitica, avrebbe avuto una qualche forma di presenza passata. I «disegni maldestri... e così destri, che dicono merda a questo mondo», non gli contrappongono un «mondo perduto» verso il quale bisognerebbe tornare attraversando il velo o la tela. La restituzione non ha mai semplicemente la forma del ritorno, della reintegrazione, della resurrezione. Innanzi tutto il disegno non restituisce qualcosa, ma l’aver-avuto-luogo di una foratura («là dove il disegno / punto per punto / non è altro che la restituzione di una foratura» ... «il tentativo del limitare di un infinito sfondato [percé]»). E lo sfondamento (percée), ciò che scopre (perce à jour) anche questo squarcio, promette meno la riappropriazione di un oggetto perduto nel passato che una nuova nascita a venire. Ri-nascita, senza dubbio, ma allora sarà nato a forza di perforazioni ciò che sarà stato forzatamente innato, vale a dire senza passato. E dunque, al di là di questa stessa grammatica - la grammatica è sempre l’ordine delle parole soggettilate (subjectilés) -, senza futuro anteriore. Almeno se si intendono sotto queste parole delle modifiche del presente (presente passato, presente futuro anteriore), vale a dire dell’oggetto, del soggetto e del soggettile, della presentazione e della rappresentazione.

da: Jacques Derrida, Forsennare il soggettile