noncuranza : da foster, krauss et alii : arte dal 1900
Il termine “noncuranza” fu usato per la prima volta nel saggio di Ian Burn Gli anni Sessanta: crisi e conseguenze (Ovvero memorie di un artista ex-concettuale) in Art & Text, nel 1981.Si tratta di un concetto di notevole importanza per descrivere con una certa precisione molti tentativi dell’arte del XX secolo, tentativi legati dal persistente sforzo di eliminare l’abilità artigianale e altre forme di virtuosismo manuale dall’orizzonte della produzione artistica e della valutazione estetica. La noncuranza appare la prima volta alla fine dell’Ottocento nell’opera di Georges Seurat, quando la tradizionale importanza attribuita al virtuosismo nel disegno e al finito nella pittura venne rimossa dal terremoto dell’applicazione del pigmento in pennellate visibilmente separate, che sostituiva le lisce superfici della pittura accademica con i segni del lavoro manuale e dei tocchi di pigmento eseguiti in modo meccanico e disposti secondo un ordine seriale. La noncuranza ebbe il suo primo trionfo nel contesto del collage cubista, in quanto gli elementi trovati di carta ritagliata annullavano sia l’esecuzione pittorica che la funzione del disegno, mettendo al loro posto le tonalità “puramente” trovate e gli schemi grafici che la carta ritagliata portava con sé. Il secondo momento di fortuna - forse il momento alto di questo genere di critica all’abilità manuale e al virtuosismo - fu immediatamente successivo al collage cubista, e si identifica con l’avvento del readymade. Nel momento in cui l’oggetto trovato industriale, da cui ogni processo artigianale (manuale) è bandito, è stato proclamato opera d’arte, la produzione collettiva dell’oggetto meccanico in serie ha preso il posto dell’opera eccezionale realizzata dal virtuoso.
